L’allenamento mentale
La preparazione a una gara non è soltanto fisica, ma è anche mentale. Esattamente come il corpo, anche la mente ha bisogno di esercitarsi, di allenarsi, di scaldarsi prima del match.
Vi sono tanti modi per farlo ed è molto importante che ogni atleta trovi quello più adatto a sé. C’è il self-talk, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, c’è il condizionamento emotivo e dunque la ricerca dello stato d’animo più funzionale alla migliore performance, vi sono tecniche di rilassamento e di attivazione.
Tra le tecniche di cui si parla più spesso, anche se non sempre a proposito, c’è la visualizzazione, detta anche allenamento mentale.
Per allenamento mentale in senso stretto, s’intende l’apprendimento o il miglioramento di un processo di movimento ottenuto attraverso una sua intensa rappresentazione mentale, senza che però il gesto venga fisicamente eseguito. L’allenamento mentale è particolarmente efficace quando è collegato a un precedente rilassamento. Questo perché, se ci si esercita in stato di rilassamento, si riesce a creare più facilmente una rappresentazione fedele della realtà.
L’allenamento mentale avviene attraverso alcune tecniche.
- L’allenamento subvocale, che consiste nel parlare con se stesso, ripassando come si svolge il movimento desiderato non solo con le immagini, ma anche con le parole.
- L’allenamento percettivo nascosto, che consiste nell’osservare lo svolgimento di un movimento altrui.
- L’allenamento ideomotorio, che consiste nella rappresentazione mentale e visualizzata del proprio movimento.
Tali tecniche possono intendersi come progressive e successive l’una all’altra, dunque iniziando dall’allenamento subvocale si passa all’allenamento percettivo nascosto e infine a quello ideomotorio, oppure si possono intendere come complementari.
L’allenamento mentale è particolarmente complesso. Se si producono rappresentazioni non chiare o inficiate da errori, l’allenamento deve essere interrotto, altrimenti si stabilisce un’immagine sbagliata del movimento che avrà conseguenze negative nella pratica.
Questa considerazione è particolarmente importante. In sostanza, l’allenamento mentale è consigliabile soltanto se si è certi della correttezza del movimento che si immagina, altrimenti diventa controproducente perché anziché aiutare il miglioramento, l’esercizio cristallizza i difetti.
La visualizzazione dell’allenamento mentale, per essere efficace, deve avvenire alla stessa velocità con la quale il movimento o il comportamento è eseguito nella realtà.
In più, il movimento va immaginato dal punto di vista di chi lo compie. Questo significa che se un tennista immagina di servire, non dovrà vedere se stesso mentre serve, dall’esterno, quanto invece immaginare di compiere lui stesso il gesto del servizio.
Tutti questi aspetti rendono la visualizzazione particolarmente complessa: richiede infatti molta concentrazione, molta precisione e notevole capacità rappresentativa. E’ un allenamento faticoso, soprattutto le prime volte che lo si effettua. La sua durata dovrebbe essere limitata a due o tre minuti al giorno e andrebbe fatto tutti i giorni, scegliendo bene il dettaglio del movimento che si desidera allenare.
I vantaggi dell’allenamento mentale si sono dimostrati molto consistenti nella pratica sportiva. In particolare si sono osservati i seguenti risultati:
- diminuzione dei tempi di apprendimento dell’acquisizione pratica delle tecniche;
- aumento della stabilità motoria;
- aumento della precisione e della velocità della performance;
- diminuzione dello stress pre-gara;
- correzione di tecniche apprese in modo sbagliato.
L’allenamento mentale può essere anche usato con obiettivi meno tecnici ma di vera e propria preparazione emotiva alla gara. Ci sono atleti che immaginano il momento in cui scenderanno in campo, immaginano il rumore del pubblico, l’odore dell’aria, il sudore, il battito del proprio cuore. Ecco un’altra, fondamentale caratteristica di tale allenamento: la sinestesia. Più ci si immagina una situazione nei dettagli, e dunque si immagina con tutti e cinque i sensi, più efficace sarà la visualizzazione. Non tutti hanno la stessa capacità di immaginare. Ad alcuni la visualizzazione viene naturale, ad altri no. Per alcuni è più funzionale, per altri meno. Di sicuro trattandosi di una tecnica, anzi di una serie di tecniche, per dare risultati apprezzabili va allenata costantemente.
Seguo un giovane tennista, classifica 2.5, che con la visualizzazione aveva iniziato ad allenarsi già da bambino. Lo faceva inconsapevolmente, istintivamente. La sera prima delle partite, prima di addormentarsi, le immaginava e questo lo aiutava a giocare meglio il giorno dopo. Poi, per diversi anni, non lo ha più fatto.
Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, il giovane atleta aveva un problema legato proprio all’inizio del match. Entrava in campo come sorpreso, impreparato, mentalmente freddo. Di conseguenza, molto spesso, iniziava la partita perdendo i primi due o tre game e tutto diventava più difficile. Quando gli ho parlato della visualizzazione, in qualche modo sapeva già cosa fosse, l’aveva già provata anche se diversi anni prima. Insieme l’abbiamo resa più precisa, ordinata, completa. Abbiamo aggiunto la fase di rilassamento, la consapevolezza del processo da seguire e della continuità che esiste tra quello che immagina e la partita da giocare. La sua capacità di produrre immagini mentali efficaci era già molto buona perché, sia pure da bambino, l’aveva allenata e dunque aveva una buona dimestichezza con le rappresentazioni della mente.
Oggi, la sera prima dei match, ha ripreso a immaginare momenti specifici della gara, il suo ingresso in campo, le sue sensazioni. Non visualizza un gesto tecnico, ma un momento particolare della gara. Questo lo aiuta ad arrivare al match già pronto, mentalmente caldo, preparato. I primi game hanno smesso di essere un problema per lui e lo sono diventati per il suo avversario. Perché quando la partita inizia, lui la sta già giocando da un po’.
