Lo stato di flow e il superamento di sé
Quando un tennista è allenato bene e la sua forza mentale è a livello ottimale, non solo in gara non ha problemi emotivi o mentali, ma la gara rappresenta addirittura la possibilità di un auto-superamento. E’ proprio in gara, infatti, che più spesso si raggiunge il così detto stato di flow. In generale, lo stato di flow si caratterizza per una stretta combinazione fra obiettivi e competenze. Tale combinazione determina la massima concentrazione e focalizzazione possibile, senza distrazioni e interferenze che disturbino la perfomance finalizzata alla meta desiderata. Durante il flow, la partita si trasforma in un obiettivo sfidante che mobilita tutte le risorse e le competenze tecniche e mentali, muscolari ed emotive acquisite in allenamento e determina la focalizzazione di tutte le energie sull’ottimizzazione della prestazione sportiva.
Come dice Weineck “Negli atleti di vertice, la situazione di stress della gara e lo stato di flow che essa produce consentono di utilizzare le riserve nascoste dell’organismo e della mente, permettendo così di raggiungere o superare i limiti individuali della capacità di prestazione”
Il flow è dunque uno stato di concentrazione assoluta sul compito che porta gli atleti a superarsi. È il momento magico, in cui le capacità dell’atleta globalmente considerate coincidono esattamente con la difficoltà del compito e l’atleta è portato a sviluppare capacità maggiori dando fondo a tutte le sue potenzialità ed energie interiori. E’ durante il flow che gli atleti riescono a superare se stessi. E’ in quella specie di trance che ai tennisti riescono passanti mai nemmeno provati, volee in tuffo, recuperi impossibili.
Aspetto molto importante: durante il flow, l’attività che si sta svolgendo è gratificante ed appagante in sé. Il flow è strettamente legato al divertimento, al piacere di fare la cosa che si sta facendo, tanto che il suo scopritore, Csikcszentmihalyi, lo definì in origine una esperienza autotelica, vale a dire qualcosa che si fa semplicemente per il gusto di farla. In tal senso il flow appare fortemente legato alla motivazione intrinseca.
Una delle caratteristiche basilari del flow è l’assoluta attenzione al compito e non al sé. In altre parole, si è totalmente immersi nel gioco e non ci si osserva da fuori. Si tratta di uno stato di iper-concentrazione, in cui l’atleta è ciò che fa. Sempre Csikcszentmihalyi distingue tra micro flow e macro flow. Dove il micro flow è legato alle esperienze quotidiane, alla vita di tutti i giorni, alle piccole gare che affrontiamo magari contro il tempo oppure contro un concorrente sul lavoro o ancora durante la preparazione di un piatto che ci piace particolarmente cucinare, mentre il macro flow si presenta in situazioni più complesse.
Bella, a tale proposito, la considerazione di Vincenzo Santopadre, ex-coppa Davis ed oggi responsabile dell’attività agonistica del Circolo Canottieri Aniene. “Quando sei nel flow” dice Vincenzo “sei così concentrato che non ti accorgi di esserci, proprio perché non ti vedi dall’esterno. In compenso, ti accorgi molto bene quando non sei nel flow, perché tutto inizia a darti fastidio: l’odore del sigaro acceso di uno spettatore, le risate di chi magari passa a trenta metri dal campo, le chiacchiere della gente sugli spalti, il rumore della ghiaia sotto i piedi di un bambino che corre e così via.”
Il flow è dunque iper-concentrazione, ma anche iper-lucidità, e iper-presenza in campo. Se provate a chiedere a un tennista di alto livello cosa è successo sul 3-3 15-0 di una partita giocata il giorno prima, lui si ricorda tutto, per filo e per segno. Perché lo stato di flow è immersione totale nella partita.
Proprio per la sua natura, perché è legato alla gara e al totale coinvolgimento in essa, lo stato di flow è molto difficile da misurare. In compenso sto notando che crea una certa, positiva, dipendenza tra alcuni giovani tennisti. Cosa intendo? Intendo che quando un atleta prova il flow in gara, non vede l’ora di ritrovarsi in quelle condizioni e dunque muore dalla voglia di giocare un’altra partita. Perché sa che, comunque vada il punteggio e dunque sia che vinca sia che perda, uscirà dal campo migliore di come vi sarà entrato.
